Si vive una volta sola. Quindi?

Dietro a una frase una scelta di vita

È il motto di molti eroi dei film di avventura dove i personaggi belli e maledetti vivono la vita giorno per giorno, dove ognuno di questi potrebbe essere davvero l’ultimo. Esperienze pericolose si susseguono con l’idea che ogni attimo va condito di adrenalina oppure di intenso piacere a qualunque costo.

Davanti al rischio i personaggi delle pellicole ridono perché lo considerano facile da affrontare e senza nemmeno troppa attenzione.

La vita vera è un’altra cosa e ce ne accorgiamo quando ragioniamo sugli eventi che ci accadono. Il sogno di affrontarli come nei fumetti si infrange nella dura realtà che spesso lascia addosso i segni. 

Il concetto secondo cui si vive una volta sola spesso viene interpretato come se nulla ha troppa importanza perché siamo di passaggio. Quindi non c’è problema se mangiamo cibo scadente, beviamo alcolici in eccesso, dormiamo poco e male, corriamo in auto, abbiamo continue difficoltà di relazione oppure fatichiamo a trovare un lavoro duraturo.

Il giustificativo per digerire queste esperienze poco felici diventa la brevità della vita e il fatto che prima o poi tutti faremo i conti con l’ultimo passaggio. Quest’ultima è l’unica vera certezza che abbiamo, senza alcun dubbio.

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E proprio perché il nostro tempo è limitato dobbiamo accorgerci che siamo preziosi come persone. Non ci è data l’eternità per fare esperienza ma solo una frazione di essa di cui spesso non abbiamo consapevolezza reale.

Viviamo nell’illusione di essere infiniti e non ci sfiora l’idea che renderci conto della realtà delle cose può davvero fare la differenza nel dare un senso alla vita.

Prendersi dei rischi allora potrebbe fare davvero la differenza se ben ponderati, se valutati all’interno di un progetto sensato e calcolati sulla base delle nostre capacità. Buttarsi da un treno in corsa come in una scena di un film non è proprio edificante quindi.

Allora cosa ce ne facciamo della certezza per cui si vive una volta sola? Lo rendiamo il punto di inizio per fare esperienza delle nostre potenzialità, capacità e inclinazioni, coltivando ciò che ci fa stare bene e di riflesso ciò che fa star bene le persone attorno a noi.

Sì perché queste attitudini sono nostre qualità intrinseche e si legano fortemente alla felicità, sia in chi le sperimenta che in chi le osserva.

Non più quindi la scarica di emozioni fine a se stessa ma la costruzione di un percorso che ci accompagni e conduca a sperimentare anche sentimenti di piacevolezza e di felicità.

La ricerca del “perché della vita” accomuna ormai tante persone che si interrogano sul senso da dare alla propria esistenza, non più accettata colma di esperienze poco nutrienti ed effimere ma desiderata come densa di significato e sentimenti positivi.

C’è chi finalmente dichiara di volere una vita migliore e si impegna nell’allenamento delle proprie potenzialità, magari con il metodo del Coaching, per ottimizzare ciò che hanno dentro, in un processo di modellamento e crescita che punti ogni giorno ad essere migliori del giorno prima.

Quindi sapere di vivere una sola volta scandisce il tempo e dà motivazione forte a questo processo di miglioramento perché la nostra vecchia professoressa non possa più dire: “il ragazzo è intelligente e ha potenzialità, ma non si applica”.