Il Life coaching e la difficoltà nel farsi aiutare

Quando chiedere aiuto è segno di intelligenza

Quante volte ti sarà capitato di ascoltare un amico mentre ti racconta dei suoi problemi e della situazione difficile da gestire.

E quante volte avrai pensato: “gli basterebbe chiedere aiuto alla persona giusta per risolvere la questione o almeno fare più chiarezza”. Magari glielo hai anche detto ma il tuo suggerimento non è stato accolto.

Certamente non tutte le persone si comportano così ma capita spesso di vivere un’esperienza simile.

Accettare l’aiuto di altri per risolvere un problema non è cosa da poco.

Richiede una grande maturità e una profonda consapevolezza. Qualcuno etichetta chi rifiuta un aiuto quando ne ha davvero bisogno come semplicemente una persona limitata ma è un giudizio eccessivo e privo di fondamento. Ti sei mai chiesto qual è il motivo di questi rifiuti?

Escludendo le problematiche economiche che impediscono di contattare un professionista ci può essere nella persona la convinzione che chiedere aiuto significhi:

  • essere debole
  • essere incapace
  • mostrarsi bisognoso
  • non sentirsi capito nel proprio disagio

E questo sia agli occhi delle persone esterne che a quelli dell’esperto da contattare.

“Cosa direbbero le persone che mi conoscono se sapessero che ho contattato un Life coach oppure un professore per ripetizioni?”

“Rivolgermi a qualcuno mi farebbe sentire inadeguato e sbagliata come persona”.

Questi sono solo alcuni dei pensieri che possono nascere e creare una barriera tra una persona e i suoi obbiettivi. Per imparare a farsi aiutare è basilare capire che chiedere una mano non equivale a dimostrarsi incapaci o privi di dignità.

Significa semplicemente riconoscersi incompetenti in quell’aspetto. Magari siamo ottimi ingegneri, operai di alto valore, sportivi di successo, un padre o una madre amorevoli, oppure amici eccezionali per chi ci conosce bene. In questi aspetti siamo esperti che potrebbero tranquillamente offrire un supporto, perché no anche a pagamento.

Ma non siamo perfetti e quindi se vogliamo eccellere in altro abbiamo bisogno di rivolgerci altrove per migliorare ancora di più. Sta in questo il grande coraggio e la consapevolezza: nel riconoscere il nostro bisogno di realizzazione e nel metterci in gioco chiedendo aiuto a chi, in quel contesto specifico, è più abile.

Le professioni d’aiuto ci ricordano che tutti abbiamo pari dignità come esseri umani e che ci diversifichiamo in competenze. Perciò non esiste una persona superiore o inferiore. Esiste chi è competente o meno competente. E qui entra in gioco il professionista.

Come in tutti gli ambiti lavorativi ci può essere quello più o meno bravo, quello più o meno empatico, quello più o meno coinvolgente. Ma non possiamo mettere in discussione la professione come il Life coaching, il dentista o il muratore. È il modo di applicarla che cambia in funzione del professionista.

Quindi nel rivolgerci a qualcuno per farci aiutare cercheremo sempre più volentieri quello che ci fa sentire meglio, non giudicati e soprattutto chi ci mette nelle condizioni di farci sentire protagonisti del nostro benessere.